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Regno Unito: l'immobiliare resiste all'effetto Brexit


Dopo aver superato la naturale contrazione iniziale dovuta al risultato a sorpresa, il mercato immobiliare britannico sembra avere recuperato vigore dopo il referendum che ha sancito l’uscita della Gran Bretagna dalla Ue. Le previsioni di un crollo non si sono materializzate: infatti, prezzi e affitti resistono, e il calo della sterlina ha incoraggiato molti acquirenti a cercare l’affare.
I prezzi delle case hanno accelerato la crescita al 5,6% nell’ultimo anno dal 5,2% dell’anno precedente, oltre le previsioni degli analisti. Il settore immobiliare negli ultimi periodi è stato uno specchio fedele dell’economia  britannica: non c’è stato crollo dei prezzi delle case e lo spettro della recessione si è decisamente allontanato dopo una serie di dati positivi. Resta forte perfino il settore uffici, che si temeva sarebbe stato il più colpito dalla temuta fuga di banche, compagnie di assicurazioni e studi legali dalla City verso città europee come Francoforte, Parigi, Amsterdam o Dublino. La domanda resta alta e la percentuale di uffici sfitti a Londra è al minimo storico del 2,5% o 3% secondo le zone.
Il mercato mantiene il suo entusiasmo, spinto soprattutto dagli investitori stranieri, nonostante a fare acquisti a Londra e in Gran Bretagna però ci siano anche molti europei, italiani compresi. Seppure sia stato visto da molti come un cataclisma in Europa, Brexit invece ha un’importanza relativa agli occhi degli investitori, specie quelli americani o asiatici che guardano soprattutto alla stabilità dell’economia e che considerano la Gran Bretagna un porto sicuro per i propri soldi. In questo contesto, un ulteriore fattore che avvalla come il settore immobiliare resti un investimento appetibile è correlato da elementi di natura finanziaria non proprio in "splendida forma " come i rendimenti dei bond - ai minimi storici - e la volatilità sui mercati azionari.

 

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